TATTICA/ L’analisi del 4-3-3 di Zeman

Juventus vs. Roma - Serie A Tim 2012/2013

 

L’analisi tattica del 4-3-3 di Zeman

Un sistema al servizio di un gioco

«Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti».
(Z. Zeman)

Ogni sistema tattico nel calcio è frutto dell’evoluzione storica e dell’innovazione personale dell’allenatore. Anche il 4-3-3 di Zeman può ritenersi, per certi aspetti, uno sviluppo del metodo utilizzato da Arrigo Sacchi nel Milan dal 1987 al 1991: il pressing offensivo, la linea difensiva a centrocampo in fase di possesso palla per sfruttare in modo sistematico il fuorigioco, la marcatura a zona in tutte le parti del campo sono solo alcuni aspetti che accomunano i due sistemi di gioco.
Ma Zeman attua un calcio più “integralista” di Sacchi: non solo fa partecipare tutti i giocatori nella stessa misura ad un sistema e ad un movimento collettivo, ma dalla preparazione al modulo scelto, ogni singolo dettaglio è curato per essere al servizio del gioco. Fino ad oggi questo calcio portato all’estremo ha dato ottimi risultati nella ricostruzione di una coesione di squadra, di un progetto solido, e soprattutto di un gioco collettivo volto nello stesso tempo ad esaltare alcune individualità. È cioè un metodo spesso spettacolare (non c’è dubbio che Zeman sia un ottimo produttore di calcio) che ottiene molti punti da una squadra con un bagaglio tecnico ridotto ma che ne ottiene altrettanti con una squadra che invece punta al titolo, deludendo in parte i pronostici favorevoli. Forse per questo Zeman ha vinto molto poco: una promozione in C1 e due promozioni in serie A con Foggia e Pescara.

 

 

 Il 4-3-3 è un modulo che unisce triadi di giocatori

 

A nessun tecnico come a Zeman è associato un modulo preciso, che non ha mai cambiato durante tutta la sua carriera ed è diventato per tutti il suo marchio di fabbrica; il 4-3-3 è un modulo storicamente recente che in Italia si è sviluppato alla fine degli anni ’80 con il Pescara di Galeone; è definito da alcuni allenatori un modulo “universale” perché consente un’occupazione ottimale degli spazi e la partecipazione attiva di tutti i giocatori in fase di possesso palla. È il modulo che crea triangoli virtuali tra tutti i giocatori cosicché ogni giocatore in possesso di palla ha sempre almeno tre soluzioni di passaggi per avanzare la manovra offensiva.
L’analisi del 4-3-3 di Zeman, come ogni analisi tattica, si puo’ dividere in due parti : la fase di “possesso” o offensiva, quando la squadra è in possesso della palla; la fase di “non possesso” o difensiva, quando la palla è gestita dalla squadra avversaria. Il passaggio da una fase all’altra è la transizione che non è una fase ma bensì un tempo (per Zeman questo tempo deve essere il più breve possibile).

 

La fase di possesso palla o offensiva

Il 4-3-3 zemaniano è in fase offensiva un sistema di gioco “esasperato”: i movimenti sono standardizzati e si ripetono ad un’altissima velocità (Balzaretti per esempio ha una media di 25 sovrapposizioni per partita per un totale di 14,6 km a match); tutti  i  giocatori  devono  partecipare  attivamente alla  fase  di  costruzione  del  gioco,  proponendosi con  continui  movimenti  di smarcamento al  fine  di ricevere  la  palla, ed eseguire passaggi soprattutto in verticale tra un reparto e l’altro.
Questo modulo permette di sfruttare al meglio i principi della fase offensiva, in particolare l’ampiezza, la profondità e l’imprevedibilità.
Nel sistema 4-3-3 l’ampiezza è garantita dai due difensori esterni che, appena la squadra entra in possesso della palla, si allargano sulla linea laterale e cercano di guadagnare spazio. Il vero punto di forza del modulo di Zeman sono le fasce laterali dove si creano terne di giocatori (ciò che Zeman chiama “terziglie”) formate da difensore laterale-centrocampista-attaccante esterno che sfruttano sistematicamente una superiorità numerica (contro le squadre a base 4-4-2) grazie alla sovrapposizione del terzino. La presenza di 3 punti di riferimento costanti oltre la linea della palla garantisce al contempo profondità e imprevedibilità.

 

Azione sulla fascia caratteristica del 4-3-3

 

La fase di non possesso o fase difensiva

Per il tecnico boemo la fase difensiva rappresenta il momento in cui la squadra deve recuperare attivamente il possesso della palla. La prima tattica difensiva applicata dalle squadre di Zeman è il pressing offensivo (la linea di inizio pressing è a centrocampo) o ultraoffensivo (la linea di inizio pressing è l’area di rigore avversaria). Questo modulo di difesa da una parte garantisce enormi vantaggi in termini tattici e psicologici, in quanto permette un recupero della palla velocissimo e impedisce la costruzione del gioco della squadra avversaria; dall’altra parte questo tipo di pressing può essere attuato soltanto in periodi di tempo limitati e richiede un dispendio elevato di energie.
È noto che le squadre di Zeman abbiano carichi di lavoro molto pesanti dal punto di vista atletico: Zeman cerca di accorciare le fasi di “riposo” in cui la partita va avanti quasi per inerzia. Non sono molti i giocatori che riescono a sostenere questi ritmi durante tutto l’arco della gara: si creano cosi dei tempi di “black-out” in cui la squadra perde il controllo del gioco e lascia spazio all’iniziativa avversaria (solitamente questo avviene tra il sessantesimo e l’ottantesimo, cfr: Roma-Bologna 2-3 16/09/2012).

 

I limiti

I limiti tattici del 4-3-3 di Zeman sono legati per alcuni alla rigidità del suo schema: non vedrete mai infatti il tecnico boemo sostituire un centrocampista per un difensore o per un attacante in base al risultato della partita in corso; secondo la filosofia di Zeman gli uomini possono cambiare, lo schema tattico no.
Vi sono poi dei limiti non legati direttamente al modulo ma più in particolare alle caratteristiche dei calciatori che lo applicano: da un punto di vista tattico i difensori centrali devono essere più abili nelle situazioni di 1 vs 1 rispetto a chi pratica il 4-4-2. La maggiore difficoltà a creare il quinto difensore comporta infatti un allungamento della diagonale difensiva, con la conseguenza di potersi trovare a difendere centralmente a sistema puro, in condizioni di 2 vs 2.
Per lo stesso motivo il 4-3-3 per sua natura soffre le squadre con un trequartista che si inserisce a ridosso dell’area di rigore (cfr. Roma-Bologna).
Inoltre il Foggia costruito da Zeman agli inizi degli anni novanta poteva beneficiare del “fattore novità” trovando spesso difese impreparate; basti pensare che in alcune situazioni Zeman attaccava le difese a uomo. Con l’evoluzione tattica difensiva che si è sviluppata in Italia diventa sempre più difficile attaccare con schemi standard anche se applicati ad altissima intensità.

 

Bibliografia:

F. Ferrari, Elementi di tattica calcistica, volumi I e II.

A.A., La didattica nel gioco del calcio, FIGC, Settore Tecnico.

M. Seno, C. Bourrel, Allenare i dilettanti, Calzettti.

 

15 Commenti

  • Rispondi ottobre 17, 2012

    thenextone

    Bello, complimenti! Finalmente un articolo che parla di calcio

  • Rispondi ottobre 17, 2012

    gianni chedda

    non male. il popolo ha fame, dateci tattica!

  • Rispondi ottobre 17, 2012

    Darth Fener

    Bravo. Domanda: mi pare che la fase di non possesso descritta l’abbia completata in maniera superba il Barcellona di Guardiola. Sbaglio, o da questo punto di vista, grazie probabilmente a una qualità tecnica, un’intelligenza tattica e risorse atletiche dei catalani che Zeman forse non ha mai avuto, Pep ha “compiuto” meglio di chiunque altro questa idea di gioco?
    E, seconda cosa, se è vero (e lo è) che questa impostazione del pressing altissimo fa consumare molte energie, non è che l’idea dei catalani (possesso palla lungo, a detta di alcuni sterile ma in realtà efficacissimo anche solo da un punto di vista psicologico: chi ha la palla sta sempre meglio di chi non ce l’ha) si integri meglio della verticalizzazione ossessiva zemaniana con la fase di non possesso palla descritta?

    • Rispondi ottobre 22, 2012

      zeta

      Rispetto alle tue domande ti consiglio di leggere l’intervista ad Arrigo Sacchi su IL di venerdì.

  • Rispondi ottobre 18, 2012

    Pello

    Illuminante!
    Spero seguano articoli su Mourinho e Guardiola…

  • Rispondi ottobre 26, 2012

    alfredo

    Credo che non possa essere considerato un limite mantenere l’assetto in equlibrio rinunciando a cambiare un centroc. con un difensore, ma una acelta saggia e coerente con la filosofia di gioco e soprattutto di squadra. i cambi effettuati nei momenti, e nei reparti sensibili possono risultare devastanti.

  • Rispondi ottobre 29, 2012

    offshore company

    gia visti 15 anni fa’.Questo allenatore e’ l’anticalcio in persona.Per giocare il suo calcio bisognerebbe tenere dei ritmi altissimi per 90 minuti e questo e’ impossibile.poi non riesce a gestire il risultato perche ‘ lui non sa che vuol dire la tattica e la difesa.sta snaturando de rossi,togliendolo dal centro dove e’ diventato il piu’ forte del mondo per mettere quel giocatorino di serie c di tachsidis.adesso poi ricomincia a parlare degli arbitri.Ma se questo uomo nella sua carriera di allenatore pur avendo avuto belle squadre non e’ mai andato oltre il 5 o 4 posto ci sara’ pure un motivo o no?puo’ allenare solo in serie b.che qualcuno ce ne liberi presto per favore,e datece qualcuno che faccia un calcio logico e razionale,non un calcio impossibile.il suo calcio diverte? si, quelli che ce giocano contro!

    • Rispondi ottobre 29, 2012

      Garbutt

      Mi scusi lei, ma se non sbaglio De Rossi in nazionale non ha mai giocato al centro (dove giostra un certo Pirlo, lui sì il più forte del mondo), eppure ha spesso fornito ottime prestazioni… quindi il problema della posizione di De Rossi in realtà non esiste, è solo un pretesto per attaccare Zeman.

      • Rispondi agosto 22, 2013

        George Best

        Garbutt, non è vero, al contario è un pretesto paragonare il ruolo da interno ricoperto in Nazionale al ruolo richiesto a De Rossi da Zeman nella Roma!
        Come si fa a paragonare il 4-3-3 zemaniano al 4-3-3 di Prandelli, talmente “morbido” da essere declinato in altri moduli nel corso della sua gestione? Seppur la posizione in campo è la stessa i compiti richiesti sono totalmente diversi! Anche L.Enrique potrebbe schierare un 4-3-3, ma lo imposterebbe attraverso meccanismi totalmente opposti a quelli di Zeman! (uno gioca in orizzontale l’altro in verticale).
        Quindi trovo la critica pertinente e pretestuoso invece il tipo di risposta da lei fornita!

    • Rispondi novembre 7, 2012

      Hellas Verona

      De serie C sarà to sorela

    • Rispondi gennaio 20, 2013

      domenico varricchio

      tuo sei l’anticalcio………..sei negato……con zeman vai a teatro….guardare un sua partita ti fa divertire….tu invece pensi al risultato e ti piace vincere pure uno a zero con un tiro in porta….vergognati…..e non nominare mai più il maestro strono

  • Rispondi novembre 7, 2012

    dieta

    Questo modulo nasce come conseguenza “difensiva” all’1-4-2-4 del Brasile degli anni ’50; l’aggiunta di un centrocampista in mezzo al campo permette una maggiore copertura difensiva, senza compromettere la propensione offensiva della squadra. Il centrocampo a 3 gioca in modo compatto tenendo la squadra molto corta.

  • Rispondi gennaio 10, 2013

    DARIO MODENA

    Dire che Zeman è l’anticalcio è proprio un’offesa allo sport.
    Apprezzo l’articolo, anche le critiche sulla tattica del Boemo, ma non è assolutamente vero che il mister non sa nulla di tattica e cazzate varie.
    Zeman ha sempre lavorato con i giovani, che ha valorizzato e spesso portato ad alti livello, insegnando i principi tattici (che sono quelli, indifferentemente dal sistema adottato) ma soprattutto la cultura del sacrificio nell’esigenza di fare spettacolo. Mi spiace ma preferisco uno Zeman a molti altri allenatori, anche vincenti ma che fanno addormentare chi va allo stadio.

    • Rispondi agosto 22, 2013

      George Best

      Concordo che è esagerato dire che Zeman non capisca di calcio, ma lo è altrettanto il suo modo di proporre calcio!
      Anch’io, se mi chiedessero di scegliere se guardare una partita di Zeman o una di Capello, da non tifoso butto l’occhio su quella di Zeman perchè so che vedrò uno spettacolo maggiore (attenzione: nel bene e nel male, grazie anche al suo modo di difendere), ma tra i due non ho dubbi su chi mi porterà il risultato a casa.
      E il risultato è una componente fondamentale dello sport e del calcio! E’ il motivo stesso per il quale si è evoluto un secolo di tattica!

  • Rispondi settembre 9, 2013

    Cristian

    Il risultato conta, ma conta anche come lo ottengo….Capello nonostante abbia vinto la liga con il Real lo fischiavano!